Il bilancio comunicato a Shabwa
Il bilancio dell’attacco del 19 ottobre al campo di addestramento di al-Alam, nella provincia yemenita di Shabwa, è salito a 73 morti. Lo riferisce l’ufficio stampa provinciale citato da Reuters il 20 ottobre alle 12:52 UTC, le 14:52 in Italia. Quattordici persone restano disperse. Il governatore Awad al-Wazir indica oltre duecento feriti. I dati aggiornano le prime cifre di almeno 53 morti e restano attribuiti alle autorità locali.
Rivendicazioni e parti non confermate
Il movimento Houthi ha rivendicato l’operazione. I ribelli sostengono che nel campo fossero presenti ufficiali sauditi e affermano di aver inflitto perdite anche a personale dell’Arabia Saudita. Questa parte della rivendicazione non è stata accompagnata da prove pubbliche e Riad non l’ha confermata. È quindi possibile distinguere l’attacco, riconosciuto dagli Houthi, dalle specifiche perdite saudite, che restano un’affermazione di parte.
La nuova escalation nello Yemen
L’episodio è uno dei più sanguinosi da quando i combattimenti yemeniti sono ripresi con maggiore intensità nell’estate 2026, dopo il sostanziale collasso della tregua del 2022. Nelle ultime settimane gli Houthi hanno attaccato aeroporti, installazioni petrolifere e siti militari in Arabia Saudita, mentre le forze sostenute da Riad hanno avviato nuove offensive. Il gruppo ha inoltre guadagnato terreno in direzione di Bab el-Mandeb, passaggio decisivo tra Oceano Indiano, Mar Rosso e Suez.
Perché conta per l’Italia
Per l’Italia l’impatto non deriva dal singolo campo militare, ma dal rischio che l’escalation allarghi l’area di minaccia alle rotte commerciali. Porti e imprese italiane dipendono dalla continuità del collegamento Bab el-Mandeb–Suez; una maggiore capacità missilistica Houthi può aumentare deviazioni, premi assicurativi e necessità di protezione navale. Non risultano al momento vittime italiane né conseguenze dirette su unità nazionali.
Che cosa monitorare
Da monitorare: l’evoluzione del bilancio, eventuali prove sulla presenza saudita, la risposta della coalizione, nuovi attacchi contro porti o infrastrutture energetiche e i movimenti verso Bab el-Mandeb. Anche l’eventuale coinvolgimento delle missioni navali internazionali va valutato su atti concreti, senza dedurlo automaticamente dall’attacco terrestre.



