Oltre 300 mila persone in fuga
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha registrato 300.391 persone sfollate, pari a 50.059 nuclei familiari, dall’inizio dell’escalation nello Yemen occidentale nel giugno 2026. Il dataset aggiornato al 31 ottobre attribuisce 299.335 spostamenti al periodo compreso fra il 1° agosto e la fine di ottobre. Si tratta di stime prodotte dalla Displacement Tracking Matrix dell’IOM, basate su rilevazioni operative, e non di un censimento completo di ogni persona in movimento.
Taiz concentra il 45%
La concentrazione più elevata è a Taiz, con 133.800 persone, pari al 45% del totale registrato. Seguono Lahj con 73.110, il 24%, e Aden con 56.934, il 19%. Quote minori risultano in Abyan, Hodeidah, Shabwa, Hadramawt, Marib, Al Mahrah e Al Dali. Un rapporto rapido separato indica 13.764 persone sfollate almeno una volta fra il 25 e il 31 ottobre. Le due serie non vanno sommate automaticamente, perché usano periodi e criteri cumulativi differenti.
I bisogni umanitari
L’IOM descrive bisogni urgenti di alloggio, cibo, acqua potabile e cure sanitarie. Secondo le comunicazioni rilanciate da media regionali e internazionali, l’agenzia chiede 45 milioni di dollari per sei mesi di assistenza salvavita. L’aumento dei prezzi dei beni essenziali e le difficoltà di accesso nelle aree più esposte aggravano la vulnerabilità delle famiglie. Le cifre documentano la scala della crisi, ma non stabiliscono responsabilità per singoli attacchi o spostamenti: quelle richiedono verifiche caso per caso.
Perché conta
Lo Yemen occidentale comprende nodi terrestri e costieri legati a Taiz, Hodeidah, Aden e allo stretto di Bab el-Mandeb. La crescita degli sfollamenti segnala che l’escalation non produce soltanto rischi marittimi, ma deteriora anche la tenuta amministrativa, sanitaria e logistica delle province. La pressione su città di accoglienza può interrompere mercati, servizi pubblici e collegamenti interni, rendendo più difficile la distribuzione degli aiuti e aumentando il rischio di nuovi movimenti secondari.
L’interesse italiano
Per l’Italia l’impatto diretto non è quantificato. L’interesse documentabile riguarda il sostegno umanitario, la sicurezza della rotta Mar Rosso-Suez e le missioni europee per la libertà di navigazione, che operano in un ambiente regionale sempre più fragile. Da monitorare sono i nuovi aggiornamenti IOM, l’accesso umanitario a Taiz e Hodeidah, la copertura finanziaria dell’appello, l’andamento dei prezzi e l’eventuale estensione degli scontri verso infrastrutture portuali e corridoi di rifornimento.



