Il governo italiano vuole mantenere una distinzione netta tra partecipazione alla guerra e protezione della libertà di navigazione. In un’intervista pubblicata il 20 settembre, Antonio Tajani ha affermato che l’Italia «non è in guerra» e ha definito EUNAVFOR Aspides una missione difensiva: il suo compito è accompagnare e proteggere il traffico mercantile nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb dagli attacchi degli houthi, non colpire obiettivi nello Yemen.

La precisazione arriva dopo l’attacco contro un caccia italiano richiamato dallo stesso ministro. La Farnesina non fornisce nella pagina dettagli tecnici sufficienti per ricostruire l’episodio; è quindi prudente non trasformare quel riferimento in una cronaca operativa non ancora corroborata. Il dato politico verificabile è la linea annunciata da Tajani: l’Italia chiederà all’Unione europea di rinnovare e rafforzare Aspides mantenendone la natura difensiva.

Per Roma il passaggio del Mar Rosso è un interesse economico diretto. Tajani stima che da questa rotta transitino il 40% del commercio marittimo italiano e il 60% delle esportazioni dirette in Asia. Sono cifre del ministro, da leggere come indicazione politica della dipendenza italiana dalla continuità dei traffici attraverso Suez e Bab el-Mandeb. Le deviazioni intorno al Capo di Buona Speranza allungano i viaggi, aumentano carburante, premi assicurativi e costi logistici.

Il ministro intende portare il dossier a New York nella settimana dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in un Consiglio Affari esteri straordinario dell’UE, nella riunione dei ministri degli Esteri del G7 e in un incontro della Coalizione di Roma, che riunisce Paesi del Med9 e della Lega araba. L’obiettivo è costruire una cornice più larga per la sicurezza marittima senza confondere la protezione delle rotte con un ingresso diretto nel conflitto regionale.

La questione sarà verificare che il rafforzamento della missione corrisponda a regole d’ingaggio, mezzi e catene di comando coerenti con il mandato dichiarato. Per l’Italia, potenza commerciale e marittima del Mediterraneo, la credibilità di questa distinzione è parte della strategia: difendere una rotta essenziale evitando un’escalation che allargherebbe ulteriormente la crisi.

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