Bab el-Mandeb resta uno dei punti più vulnerabili dell’economia mondiale. In una dichiarazione pubblicata il 22 settembre, i ministri degli Esteri del G7 e l’Alto rappresentante dell’Unione europea hanno condannato gli attacchi Houthi nello Yemen e contro l’Arabia Saudita, compresi quelli che colpiscono civili e infrastrutture.
Il documento chiede agli Houthi di cessare le azioni militari e gli attacchi contro il naviglio civile e di tornare al processo politico. Il G7 chiama inoltre direttamente in causa l’Iran, invitandolo a interrompere l’armamento e il sostegno al movimento yemenita in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza richiamate nella dichiarazione.
Il passaggio più importante per l’Italia riguarda il nesso tra sicurezza marittima e stabilità economica. Energia, fertilizzanti e prodotti alimentari transitano lungo rotte che collegano Oceano Indiano, Mar Rosso, Suez e Mediterraneo. Ogni interruzione aumenta premi assicurativi, noli, tempi di consegna e costi per imprese e consumatori.
La dichiarazione non annuncia automaticamente nuovi assetti militari, ma offre una cornice politica alle missioni già presenti nella regione. L’Unione europea opera con Aspides per proteggere la navigazione commerciale e con Atalanta contro pirateria e minacce marittime. L’Italia ha un ruolo diretto in queste attività.
L’economia italiana dipende dalla regolarità delle rotte tra Asia, Golfo e Mediterraneo. La crisi di Bab el-Mandeb incide su porti, manifattura, energia e prezzi. Roma deve bilanciare la protezione del traffico commerciale con la necessità di evitare un allargamento regionale del conflitto.
