L’11 ottobre sette senatori di entrambi i partiti — Jeanne Shaheen, Susan Collins, Richard Blumenthal, Lisa Murkowski, Ron Wyden, Thom Tillis e John Curtis — hanno chiesto all’amministrazione di revocare la scelta sul diesel russo. Nel comunicato ufficiale contestano la compatibilità con il divieto di importazione e la mancata consultazione del Congresso. È una richiesta parlamentare e una posizione sulla legalità, non una sentenza né la revoca già avvenuta della licenza.

Donald Trump ha annunciato il 9 ottobre un’intesa con Vladimir Putin per portare diesel russo sul mercato americano e internazionale. Le quantità indicate dal presidente statunitense sono impegni annunciati, non consegne già verificate. Kyiv contesta una scelta che può aumentare le entrate russe mentre la guerra continua.

Contesto e implicazioni

Il riscontro documentale è la General License 135, emessa dall’OFAC il 9 ottobre. Autorizza fino alle 00:01, ora della costa orientale statunitense, del 7 aprile 2027 le operazioni relative a vendita, consegna, scarico e importazione di diesel di origine russa, compresa l’importazione negli Stati Uniti, altrimenti vietate dai regolamenti indicati nel documento.

La licenza esclude gli addebiti sui conti presso istituzioni finanziarie americane della banca centrale russa, del Fondo nazionale del benessere e del ministero delle Finanze. È quindi una deroga settoriale con un termine e un’eccezione esplicita. Non equivale alla revoca generale delle sanzioni, né modifica automaticamente le regole europee.

Cosa resta da verificare

Secondo l’annuncio di Trump ripreso da AP, Mosca fornirebbe subito oltre 300.000 tonnellate, altre 500.000 a novembre e un milione successivamente. Volodymyr Zelensky critica il beneficio offerto al Cremlino: la sua reazione è una posizione politica, non una misura dei ricavi già incassati. La verifica delle spedizioni richiederà dati sulle partenze e sugli arrivi.

Il nodo geopolitico è il rapporto fra sollievo energetico e pressione economica sulla Russia. Washington presenta l’accordo come risposta ai prezzi dei carburanti. AP riporta però valutazioni di esperti secondo cui redistribuire le forniture non risolve necessariamente la scarsità globale di capacità di raffinazione. Non è possibile dedurre dall’annuncio un calo certo dei prezzi italiani.

Per leggere i prossimi sviluppi occorre separare tre livelli: l’autorizzazione americana, gli impegni politici sulle quantità e le consegne effettive. Una licenza rende possibili determinate operazioni; non le esegue. Prezzi, disponibilità e tempi dipenderanno anche da raffinazione e trasporto. L’accordo energetico non costituisce di per sé una svolta nei negoziati di pace.

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