Reuters riferisce l’8 ottobre, sulla base di cinque persone informate, colloqui fra esponenti americani e russi su un possibile investitore statunitense in Nord Stream. Fra i nomi indicati figurano Jared Kushner e Kirill Dmitriev.
Un funzionario della Casa Bianca ha però negato discussioni recenti sul gasdotto. Il resoconto non documenta un accordo concluso né una riapertura: descrive un dossier diplomatico e commerciale contestato.
La portavoce del ministero tedesco dell’Economia ribadisce che una riapertura richiederebbe l’assenso governativo e non è desiderata. Restano ostacoli politici, infrastrutturali e sanzionatori. L’ipotesi di un investitore non determina da sola la ripresa dei flussi.
Perché conta per l’Italia
Per l’Italia il nodo è la sicurezza energetica europea: eventuali intese inciderebbero sulle strategie di diversificazione e sui rapporti transatlantici. Per ora è un’indiscrezione attribuita, non una nuova fonte di gas disponibile.
Le regole europee e i vincoli alla riapertura
Il quadro europeo aggiunge un vincolo distinto dalla proprietà del gasdotto. Il 26 gennaio 2026 il Consiglio UE ha dato il via libera al divieto graduale delle importazioni di gas russo, prevedendo periodi transitori per i contratti esistenti. Il comunicato indica il divieto completo del GNL dall’inizio del 2027 e del gas via tubo dall’autunno 2027. Si tratta del percorso normativo europeo, non di una decisione adottata nei colloqui riferiti da Reuters.
Il regolamento prevede inoltre verifiche sul paese di produzione del gas e piani nazionali di diversificazione. Cambiare l’azionista di un’infrastruttura non cambia automaticamente l’origine del combustibile: sul piano analitico, una partecipazione americana e la possibilità di importare gas russo sono quindi due questioni da esaminare separatamente.
Quali segnali osservare
Per valutare un eventuale sviluppo occorrerebbe osservare almeno tre passaggi: un’intesa commerciale documentata, una decisione europea compatibile con le regole sulle importazioni e l’autorizzazione tedesca necessaria alla riapertura. Finché questi passaggi non sono verificati, l’ipotesi non può essere conteggiata come capacità energetica disponibile. Il punto per le imprese italiane è distinguere una prospettiva negoziale da forniture su cui basare contratti e investimenti.



