Il messaggio del 19 ottobre

Antonio Tajani lega la presenza delle donne nella diplomazia alla capacità dell’Italia di rappresentare i propri interessi all’estero. In un intervento per Il Messaggero, ripubblicato dalla Farnesina il 19 ottobre 2026, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale richiama il venticinquesimo anniversario dell’Associazione Donne Italiane Diplomatiche e Dirigenti. Il tema è l’organizzazione della politica estera, oltre alla rappresentanza nei suoi vertici.

Secondo i dati citati dal ministro, le donne costituiscono il 26% della carriera diplomatica, con una presenza superiore al 30% nei gradi iniziali. Tajani indica inoltre ventiquattro ambasciate e quattro direzioni generali guidate da donne. Le percentuali fotografano universi diversi: la composizione complessiva della carriera non coincide con quella delle nuove assunzioni, né misura da sola la distribuzione degli incarichi di responsabilità.

La ricorrenza accompagna il volume Oltre i confini. Sguardi e voci di ambasciatrici italiane nel mondo, curato da Serena Lippi, presidente dell’associazione. La presentazione del libro e l’anniversario alla Farnesina erano stati annunciati anche da Gazzetta Diplomatica il 17 ottobre. Le testimonianze raccolte riportano l’attenzione sul lavoro nelle sedi estere, sulla continuità delle carriere e sui costi personali della mobilità internazionale.

Perché conta per l’Italia

Per l’Italia, valorizzare un bacino più ampio di competenze può rafforzare la capacità di mantenere relazioni politiche, seguire negoziati economici e assistere i connazionali. È una possibilità organizzativa, non un risultato diplomatico automaticamente prodotto da una percentuale. Per valutarla servono incarichi effettivi, percorsi di formazione, opportunità di avanzamento e condizioni che consentano di restare in servizio nelle fasi più impegnative della carriera.

La questione ha anche un riflesso sulla credibilità esterna. La promozione dei diritti e delle pari opportunità diventa più solida quando trova riscontro nelle istituzioni che la sostengono. Questo non significa attribuire alle diplomatiche un’attitudine negoziale uniforme o sostenere che il genere determini una particolare linea internazionale: competenze, responsabilità e orientamenti restano individuali e istituzionali.

Il parametro da seguire

Il prossimo parametro da osservare è quindi la continuità tra ingresso e responsabilità. Le quote nelle nuove leve possono cambiare prima di quelle ai vertici; la distanza tra i due livelli richiede una lettura nel tempo. Il messaggio del ministro colloca il personale diplomatico tra le risorse strategiche del Paese. Il suo impatto andrà misurato nella capacità della rete di lavorare con efficacia, non soltanto nella dimensione celebrativa dell’anniversario.

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