In un’intervista pubblicata il 25 settembre dalla Farnesina, Antonio Tajani ha chiesto un maggiore contributo europeo alla missione navale Aspides nel Mar Rosso. Il ministro sostiene che l’attuale sforzo ricada soprattutto su due Paesi e ha riferito di aver sollecitato l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas dopo una lettera del ministro della Difesa Guido Crosetto.

Aspides ha un mandato difensivo: accompagnare le navi, migliorare la consapevolezza marittima e proteggerle dagli attacchi. Tajani ha escluso per ora un impegno italiano nello Stretto di Hormuz senza la fine della guerra, distinguendo quindi il sostegno a una rotta già coperta dalla missione da un’eventuale estensione operativa.

Il ministro ha inoltre proposto di lavorare a nuovi gasdotti, cavi sottomarini e infrastrutture che colleghino il Golfo all’Europa. Ha indicato Trieste, Capodistria e i porti adriatici come possibili terminali del corridoio India–Medio Oriente–Europa, IMEC. Anche in questo caso non sono stati annunciati progetti esecutivi, finanziamenti o scadenze.

Tajani ha quantificato nel 40% la quota del commercio marittimo italiano che attraversa queste rotte. Il dato, riportato come dichiarazione del ministro, sottolinea la vulnerabilità italiana alle interruzioni tra Hormuz, Bab el-Mandeb e Suez.

Perché conta per l’Italia: La sicurezza delle rotte incide su energia, noli, assicurazioni e competitività industriale. Per Roma la sfida è sostenere Aspides senza disperdere capacità navali, mentre trasforma IMEC e le connessioni energetiche da visione politica a investimenti credibili.

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