Antonio Tajani ha annunciato il 28 ottobre a Roma il passaggio alla fase operativa della collaborazione tra Farnesina e Camere di commercio sull’internazionalizzazione. Il ministro degli Esteri ne ha parlato a margine dell’assemblea dei presidenti del sistema camerale. La novità riguarda l’attuazione dell’accordo sottoscritto a luglio, non la nascita di una rete alternativa agli organismi già esistenti.

Secondo il ministro, le Camere entrano nella strategia che affianca ICE, Simest, SACE e Cassa Depositi e Prestiti. Il loro contributo dovrebbe partire dal territorio: individuare imprese interessate ai mercati esteri e facilitare collaborazioni tra aziende piccole. La partecipazione ai business forum viene indicata fra gli strumenti operativi della cooperazione.

Tajani ha richiamato l’obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni entro la fine del prossimo anno. È un obiettivo dichiarato, da distinguere dai dati effettivi delle vendite e dai risultati attribuibili all’intesa. Non sono stati annunciati nel resoconto nuovi contributi automaticamente disponibili per ogni impresa o un incremento già misurabile degli ordini.

La rilevanza geopolitica è nella capacità di accompagnare il sistema produttivo fuori dai confini nazionali. Una rete locale può ridurre la distanza fra una piccola azienda e gli strumenti della diplomazia economica; l’accesso commerciale resta tuttavia condizionato dalla domanda, dalle regole dei mercati di destinazione e dalle capacità dell’impresa. Il coordinamento istituzionale non elimina questi vincoli.

Per valutare l’attuazione conteranno servizi concretamente accessibili, numero di imprese accompagnate e continuità dell’assistenza. Le aggregazioni possono aiutare a condividere competenze e costi, ma richiedono accordi imprenditoriali specifici. La fase annunciata apre quindi una verifica sui risultati: trasformare la presenza territoriale in percorsi di esportazione sostenibili, senza considerare l’annuncio equivalente al raggiungimento del traguardo.

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