Il rientro confermato
Le cinque cittadine italiane fermate in Cisgiordania sono rientrate in Italia la mattina del 24 ottobre. Lo ha confermato il ministero degli Esteri in una nota sul rimpatrio, dopo l’intervento diplomatico seguito dal ministro Antonio Tajani. Il ritorno è il nuovo fatto verificato: nei resoconti precedenti l’espulsione era annunciata e l’arrivo in Italia ancora atteso.
Il fermo del 22 ottobre
ANSA ha ricostruito il fermo del 22 ottobre nell’area di al-Bweib, a sud di Hebron, durante un’attività di accompagnamento dei contadini palestinesi nella raccolta delle olive. La vicenda aveva aperto un confronto fra Roma e le autorità israeliane sul trattamento delle cittadine italiane. Le circostanze riferite dai media vanno distinte dalle informazioni consolari direttamente confermate dalla Farnesina.
La visita consolare
La nota ministeriale riferisce che personale consolare ha incontrato le cinque donne all’aeroporto Ben Gurion la sera del 23 ottobre. Secondo la Farnesina, erano in buone condizioni fisiche. Il comunicato precisa inoltre che avevano potuto usare il telefono e parlare almeno una volta con i propri legali. Queste indicazioni descrivono le condizioni osservate durante l’assistenza: non costituiscono una verifica indipendente di ogni momento del fermo.
La tutela delle connazionali
Il caso mette in evidenza il ruolo della tutela consolare quando cittadini italiani vengono trattenuti all’estero. L’assistenza riguarda contatti, condizioni personali e accesso alla difesa; il rimpatrio chiude la fase materiale della permanenza in custodia e dell’allontanamento. Non consente, da solo, di risolvere tutte le divergenze politiche o giuridiche sulle circostanze dell’intervento israeliano.
Il seguito diplomatico
La notizia si inserisce nelle tensioni in Cisgiordania e nelle difficoltà delle attività civili sul terreno. Per l’Italia il passaggio concreto è l’avvenuto ritorno delle connazionali, che sostituisce l’attesa delle ore precedenti. Il comunicato ministeriale conferma l’esito dell’assistenza consolare; non annuncia ulteriori intese bilaterali sulla presenza di attivisti italiani nei territori palestinesi.



