Il risultato
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni la risoluzione che chiede la fine dell’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba. Il voto del 28 ottobre rinnova una posizione espressa dall’ONU da decenni, ma il sostegno è diminuito rispetto al 2025, quando il testo aveva raccolto 165 sì, sette no e dodici astensioni. La risoluzione è politicamente significativa ma non vincolante: solo il Congresso statunitense può eliminare integralmente l’impianto legislativo dell’embargo.
La scelta italiana
La novità italiana è l’astensione. La Farnesina ha spiegato che Roma continua a considerare l’embargo una misura con effetti negativi sulla popolazione cubana, ma ritiene insufficienti i progressi dell’Avana in materia di libertà fondamentali, riforme economiche e apertura politica. L’Italia ha coordinato la posizione con Germania, Paesi Bassi, Polonia, Grecia, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia e Croazia.
Cosa significa l’astensione
Il voto non equivale a un sostegno italiano alla politica americana. Nel comunicato ufficiale, il governo distingue la critica all’embargo dalla valutazione sul sistema cubano: attribuisce la crisi dell’isola anche a debolezze strutturali e alla mancanza di riforme. È una correzione diplomatica visibile rispetto al tradizionale voto favorevole alla risoluzione, non l’annuncio di sanzioni italiane o di una rottura bilaterale.
Le posizioni contrapposte
Washington sostiene che la pressione economica debba accompagnare richieste su diritti politici e condizioni dei detenuti. Il governo cubano attribuisce invece all’embargo una parte decisiva delle carenze di energia, beni essenziali e accesso ai finanziamenti. Queste sono posizioni contrapposte; il risultato dell’Assemblea certifica l’orientamento degli Stati membri, non risolve l’attribuzione delle responsabilità economiche né modifica automaticamente le misure statunitensi.
L’interesse italiano
Per l’Italia il dossier riguarda la coerenza della politica europea verso Cuba, la tutela degli operatori economici esposti alle norme extraterritoriali americane e il dialogo sui diritti. L’astensione condivisa da un gruppo di partner segnala che nell’Unione europea non esiste più una posizione compatta sul testo ONU, anche se permane una critica diffusa agli effetti dell’embargo.
Cosa monitorare
Da monitorare sono eventuali iniziative coordinate dei Paesi astenuti, la risposta dell’Avana e i prossimi passi di Washington. Il voto è confermato da fonti ONU e italiane; gli effetti diplomatici dipenderanno da decisioni successive, non dalla risoluzione in sé.



