Il 24 settembre, a margine della settimana ONU, dodici Paesi del gruppo Uniting for Consensus hanno diffuso una dichiarazione congiunta sulla riforma del Consiglio di Sicurezza. Tra loro l’Italia, insieme ad Argentina, Canada, Colombia, Costa Rica, Malta, Messico, Pakistan, Repubblica di Corea, San Marino, Spagna e Turchia.
Il testo sostiene l’espansione dei seggi elettivi, con possibilità di mandati più lunghi e rotazione, e respinge l’aggiunta di nuovi membri permanenti. Propone anche un metodo di lavoro più trasparente e responsabile.
La dichiarazione indica come obiettivo l’abolizione del veto e, nel frattempo, un impegno a limitarne l’uso davanti ad atrocità di massa e crimini di guerra. La posizione nasce dalla frustrazione per i blocchi decisionali sulle crisi internazionali, ma resta una proposta diplomatica: non esiste un accordo ONU sulla revisione della Carta.
Per Roma, un modello con più seggi elettivi promette maggiore accesso alle decisioni anche per Paesi sottorappresentati, senza creare ulteriori privilegi permanenti. La capacità del Consiglio di agire su guerre, sanzioni e missioni di pace ha effetti diretti anche sulle priorità italiane nel Mediterraneo e sulla sicurezza europea.
Da monitorare: negoziati intergovernativi, posizioni africane, proposte sui mandati elettivi e iniziative concrete di limitazione del veto. La dichiarazione comune è confermata; la riforma resta da negoziare.



