Mike Waltz, ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU, ed Ernesto Soberón Guzmán, rappresentante permanente di Cuba, sono stati protagonisti di un confronto verbale il 19 ottobre nella sede delle Nazioni Unite a New York. L’episodio è seguito a un evento organizzato dagli Stati Uniti con dissidenti cubani, dedicato alle accuse di violazioni dei diritti umani nell’isola. Reuters riferisce dello scambio di accuse all’uscita dell’incontro.

La tensione precede il voto annuale dell’Assemblea generale sulla risoluzione che chiede la fine dell’embargo statunitense. Il confronto diplomatico non equivale al risultato del voto né a una modifica già adottata delle misure americane.

Il significato della risoluzione va distinto dai suoi effetti giuridici. Le decisioni dell’Assemblea su questioni di questo tipo hanno carattere di raccomandazione: possono esprimere l’orientamento politico degli Stati membri, ma non abrogano direttamente la legislazione nazionale americana. Non vanno confuse con le decisioni relative al bilancio dell’organizzazione o con atti del Consiglio di sicurezza, che appartengono a un quadro diverso.

Per valutare il seguito della vicenda occorre quindi osservare due piani separati: il consenso che le posizioni raccolgono nella sede multilaterale e gli atti con cui Washington o L’Avana modificano eventualmente le proprie politiche. Lo scontro verbale documenta la durezza del confronto, ma non dimostra da solo una svolta nei rapporti bilaterali. Le accuse delle parti restano attribuite e non costituiscono un accertamento indipendente.

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