La mobilitazione degli studenti francesi si è estesa oltre l’area parigina. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riferito il 28 settembre che circa 180 licei sono stati coinvolti in blocchi o tentativi di blocco e che le forze dell’ordine hanno effettuato 164 fermi. I numeri non indicano che tutti i 180 istituti siano rimasti chiusi né che tutti i fermati siano studenti. L’Unione sindacale liceale denuncia carenze di docenti e personale, edifici deteriorati e classi sovraffollate.

Il premier Sébastien Lecornu ha chiesto di evitare un’escalation e ha condannato le violenze registrate vicino ad alcune scuole. La sinistra radicale sostiene le rivendicazioni e critica la risposta del governo. Occorre distinguere il diritto di protesta dalle singole contestazioni su danneggiamenti o condotte della polizia, ancora da accertare nei casi segnalati.

La protesta si inserisce in una fase politica sensibile, con la Francia diretta verso le presidenziali del 2027 e un confronto sul bilancio pubblico. Non è solo una vicenda di ordine pubblico: mostra come la disponibilità di insegnanti e risorse scolastiche possa diventare una questione nazionale. L’effetto sul governo o sulle scelte di bilancio è ancora da misurare.

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