Il colloquio di Baku

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha chiesto al presidente israeliano Isaac Herzog di fermare e invertire la creazione degli insediamenti in Cisgiordania. Il colloquio si è svolto il 15 ottobre a Baku, a margine del vertice della Conferenza sulle misure di interazione e rafforzamento della fiducia in Asia. La posizione è stata riferita dal ministero degli Esteri cinese e confermata nella successiva conferenza stampa del 16 ottobre.

Le due versioni pubbliche

Pechino ha collegato la richiesta alla propria linea sulla questione palestinese, definita da Wang una grande ingiustizia storica ancora irrisolta. Herzog ha comunicato che l’incontro ha riguardato le relazioni bilaterali e la situazione in Medio Oriente. Il suo ufficio non ha però commentato il passaggio sugli insediamenti o il confronto sulla Palestina.

La strategia diplomatica di Pechino

La dichiarazione non costituisce un accordo tra Cina e Israele. Mostra invece il tentativo di Pechino di presentarsi come attore diplomatico capace di dialogare con entrambe le parti e, nello stesso tempo, di mantenere una posizione favorevole alla soluzione dei due Stati. Il giorno del vertice Wang ha incontrato anche la ministra degli Esteri palestinese, ribadendo il sostegno cinese alla nascita di uno Stato palestinese.

Perché gli insediamenti restano centrali

Gli insediamenti sono uno dei nodi più difficili del conflitto. La loro espansione modifica il territorio, rende più complessa la continuità di un futuro Stato palestinese e alimenta tensioni sul terreno. La richiesta cinese acquista peso politico perché arriva direttamente in un colloquio con il capo dello Stato israeliano, ma non è accompagnata da un meccanismo di attuazione o da nuove misure economiche.

Perché conta per Italia ed Europa

Per l’Italia e per l’Unione europea il tema riguarda la tenuta della soluzione dei due Stati e il ruolo dei partner esterni nel Mediterraneo allargato. Una maggiore iniziativa cinese può aprire canali diplomatici, ma anche accentuare la competizione con Stati Uniti ed Europa sulla gestione della crisi. Da monitorare: eventuale risposta israeliana, decisioni sui nuovi insediamenti, iniziative cinesi all’ONU e coordinamento con i Paesi arabi.

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