Un nuovo incidente navale ha riacceso la tensione tra Cina e Filippine nel Mar Cinese Meridionale. Il 18 settembre 2026 la nave CCG-21585 della Guardia Costiera cinese è entrata in collisione con la BRP Datu Magat Salamat, unità del Bureau of Fisheries and Aquatic Resources filippino impegnata in una missione di sostegno ai pescatori.

Secondo la ricostruzione diffusa dal portavoce della Guardia Costiera filippina Jay Tarriela, alle 11:04 la nave cinese avrebbe attraversato la poppa dell’unità filippina passando a circa dieci metri. Nove minuti dopo avrebbe ripetuto la manovra, questa volta entrando in contatto con la fiancata di dritta della Datu Magat Salamat.

La collisione ha piegato e staccato parte delle ringhiere, deformato supporti metallici e spostato attrezzature sul ponte. Non sono stati segnalati feriti. Dopo l’urto, la nave cinese avrebbe compiuto un ulteriore passaggio a distanza molto ridotta dalla poppa dell’unità filippina.

L’incidente è avvenuto alle coordinate indicate da Manila come 09°34.445’ N e 116°53.714’ E, circa 6,36 miglia nautiche a nord-nordovest di Abad Santos Shoal e 54 miglia nautiche dalla costa di Palawan. La posizione ricade nella zona economica esclusiva rivendicata e amministrata dalle Filippine in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

La missione filippina aveva l’obiettivo di consegnare carburante ai pescatori attivi nell’area. Manila definisce l’episodio uno speronamento deliberato contro una nave civile governativa impegnata in un’attività di sostegno economico. Pechino offre una versione opposta: la Guardia Costiera cinese sostiene che la nave filippina abbia ignorato gli avvertimenti, cambiato improvvisamente rotta e tagliato la prua dell’unità cinese.

Le immagini mostrano la pericolosa prossimità tra le due navi e il momento del contatto, ma non risolvono da sole la disputa sulle intenzioni. Il dato politico è però chiaro: le missioni di pesca e rifornimento vengono sempre più spesso trattate come strumenti di presenza statale nelle aree contese.

L’episodio aggiunge pressione a un confronto nel quale operazioni di pattugliamento, blocchi, cannoni ad acqua e manovre ravvicinate hanno progressivamente ridotto il margine di sicurezza. Ogni collisione aumenta il rischio che un incidente senza vittime si trasformi in una crisi diplomatica o militare più ampia.

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