Gli Stati Uniti stanno ampliando la pressione internazionale sulle compagnie aeree iraniane già inserite nelle liste sanzionatorie. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha avvertito che operatori aeroportuali, fornitori di carburante, imprese di manutenzione e piattaforme di biglietteria potrebbero esporsi a sanzioni secondarie continuando a servire determinati vettori.
La misura non equivale a un divieto mondiale imposto direttamente da Washington. Il suo effetto deriva dal peso del dollaro e dall’accesso al sistema finanziario statunitense: molte imprese potrebbero interrompere i rapporti con le compagnie iraniane per evitare conseguenze commerciali.
La stretta rischia di isolare ulteriormente l’aviazione civile iraniana, già limitata da difficoltà finanziarie e tecnologiche. Teheran contesta da tempo l’uso extraterritoriale delle sanzioni statunitensi, mentre Russia e Cina continuano a opporsi alla strategia americana.
Perché conta per l’Italia: aeroporti, fornitori e intermediari europei devono valutare il rischio di sanzioni secondarie. La vicenda può inoltre ridurre collegamenti e scambi tra Iran ed Europa.
