Il canale indiretto tra Stati Uniti e Iran non è chiuso. Secondo funzionari dei due Paesi citati da Reuters, rappresentanti di Washington e Teheran hanno parlato separatamente con i mediatori il 28 settembre, mentre prosegue il tentativo di trovare una via d'uscita dalla guerra e dalla crisi dello Stretto di Hormuz.

Donald Trump ha smentito le ricostruzioni secondo cui avrebbe offerto un alleggerimento delle sanzioni e lo sblocco di fondi iraniani in cambio di passi concreti sul programma nucleare. Quelle ipotesi erano state riferite da media statunitensi sulla base di funzionari anonimi: la smentita del presidente impedisce di presentarle come un'offerta ufficiale già formulata.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Teheran è pronta a discutere del nucleare e di altri dossier, ma non ad accettare imposizioni. Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha collegato la riapertura di Hormuz al soddisfacimento delle condizioni iraniane e ha detto di attendere una risposta definitiva trasmessa dai mediatori. Il no politico espresso da Trump alla proposta iraniana resta quindi distinto dallo stato dei contatti indiretti.

La divergenza riguarda la sequenza delle concessioni: sicurezza della navigazione, cessazione delle ostilità, sanzioni e garanzie sul nucleare. Un colloquio tramite mediatori non equivale a un accordo, ma consente alle parti di chiarire posizioni senza interrompere del tutto la diplomazia.

Per l'Italia la tenuta delle rotte energetiche del Golfo influisce su petrolio, gas, trasporti e assicurazioni. Il segnale da seguire è un'eventuale proposta formalizzata, insieme ai passaggi reali delle navi nello stretto.

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