Dopo il vertice Trump-Xi, Stati Uniti e Cina hanno reso pubblici elenchi di merci non strategiche che potrebbero beneficiare di dazi più bassi. Il valore indicativo è di 30 miliardi di dollari di scambi per ciascun versante, 60 miliardi sommando i due flussi. La [Casa Bianca](https://www.whitehouse.gov/releases/2026/09/u-s-china-board-of-trade/) precisa che i paesi *considereranno* le liste per un trattamento ridotto secondo le rispettive procedure nazionali. L’annuncio apre quindi una fase di applicazione, non certifica che tutte le aliquote siano già cambiate.
L’AP cita beni agricoli, prodotti per la cura personale, dispositivi medici e articoli di consumo. Semiconduttori e altri settori strategici restano fuori. Le liste rendono misurabile un’intesa limitata, mentre persistono divergenze sulle tecnologie, sulla politica industriale e sull’accesso ai mercati. Anche i tempi effettivi e le aliquote per ogni voce vanno verificati nei provvedimenti applicativi.
Per l’Europa l’effetto è indiretto: le imprese italiane che competono con esportatori statunitensi e cinesi potrebbero vedere cambiare prezzi relativi e catene di fornitura, ma non si può dedurre un impatto quantitativo dalle sole liste.

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