Stati Uniti e Cina hanno chiuso la visita di Stato di Xi Jinping a Washington con una serie di intese economiche e tecnologiche, evitando una nuova escalation commerciale. Il risultato più immediato è la proroga della tregua sui dazi fino al 10 gennaio 2027.
I due governi hanno reso operativi il Board of Trade e il Board of Investment creati nel maggio 2026. Secondo la Casa Bianca, è stato raggiunto un consenso su un trattamento tariffario più favorevole per 30 miliardi di dollari di beni non sensibili in ciascuna direzione, dai prodotti agricoli e dispositivi medici ai beni di consumo.
Il pacchetto include un gruppo di lavoro sulle barriere agricole e un canale strutturato sugli investimenti. Restano aperte le questioni sulle terre rare e sugli altri minerali critici: Washington riconosce che le spedizioni non sono ancora tornate ai livelli considerati adeguati.
Un secondo risultato riguarda l’intelligenza artificiale. Stati Uniti e Cina hanno istituito un dialogo bilaterale sui rischi e sui benefici delle tecnologie avanzate, con un canale di comunicazione per gli incidenti e un nuovo confronto previsto entro novembre. È un meccanismo di gestione della competizione, non una convergenza strategica.
Taiwan è rimasta senza soluzione pubblica. Xi ha chiesto agli Stati Uniti di opporsi all’indipendenza dell’isola e di trattare il dossier con prudenza; Pechino continua a chiedere la fine delle vendite di armi. Trump non ha annunciato cambiamenti formali e resta sospeso un ulteriore pacchetto per Taipei del valore indicativo di 14 miliardi di dollari.
Per l’Italia la tregua riduce il rischio di shock su domanda, produzione e mercati. Sono direttamente interessati macchinari, automotive, moda, farmaceutica e filiere dipendenti da componenti asiatici. Il dialogo su AI, chip e minerali critici condizionerà le scelte industriali europee, mentre una crisi su Taiwan avrebbe effetti molto più gravi sui semiconduttori e sulle rotte marittime.



