Il 28 settembre il Parlamento di Budapest ha votato per togliere l’immunità al primo ministro Péter Magyar e a due ex componenti di governi dell’era Orbán. Nel caso di Magyar, l’indagine riguarda l’accusa di aver sottratto e gettato nel Danubio il telefono di un uomo durante un episodio avvenuto nel 2024. Il premier nega di aver commesso un reato e ha chiesto al suo partito di appoggiare il voto. Le altre due vicende riguardano sospetti di corruzione distinti, che non vanno sovrapposti al suo caso.
Secondo AP, nessuno dei tre era stato incriminato al momento del voto. L’atto parlamentare consente alle autorità giudiziarie di procedere; non stabilisce la colpevolezza. È un test politico per Magyar, arrivato al governo promettendo un diverso rapporto con le istituzioni e il contrasto alla corruzione. La verifica sarà nelle indagini, nell’autonomia delle autorità e negli eventuali atti d’accusa, non nelle interpretazioni immediate del voto.
La tenuta istituzionale dell’Ungheria interessa l’UE per i rapporti sullo Stato di diritto, l’uso dei fondi europei e la capacità del governo di costruire intese a Bruxelles. Qualsiasi ricaduta sui negoziati europei resta, per ora, una possibilità e non un effetto accertato.



