L’Italia sceglie il multilateralismo in una fase nella quale il sistema internazionale è sottoposto a pressioni crescenti. Nel suo intervento del 24 settembre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha indicato nel diritto, nel dialogo e nella diplomazia gli strumenti necessari per contenere l’instabilità prodotta dalle guerre e dalla competizione tra potenze.

Sull’Ucraina, Tajani ha ribadito il sostegno italiano a Kyiv e ha richiamato le minacce ibride che interessano l’intera sicurezza europea. Sul Medio Oriente ha confermato l’appoggio alla soluzione dei due Stati, insieme alla necessità di consolidare il cessate il fuoco a Gaza, sostenere il Libano e riaprire spazi negoziali.

Un passaggio particolarmente rilevante ha riguardato la libertà di navigazione. Tajani ha insistito sulla necessità di riaprire pienamente lo Stretto di Hormuz e di proteggere le rotte del Mar Rosso. Da questi passaggi dipendono approvvigionamenti energetici, fertilizzanti, derrate alimentari e costi logistici che si trasferiscono direttamente sulle economie europee.

La visione italiana comprende anche l’India–Middle East–Europe Economic Corridor e il Piano Mattei per l’Africa, presentato come modello di cooperazione basato su energia, formazione, infrastrutture e sviluppo condiviso. Roma tenta così di trasformare la propria posizione mediterranea in una funzione di cerniera tra Europa, Africa e Medio Oriente.

Tajani ha inoltre sostenuto una governance internazionale dell’intelligenza artificiale e una riforma delle Nazioni Unite capace di migliorare rappresentatività ed efficacia. Per l’Italia, difesa dell’Ucraina, stabilità mediterranea, sicurezza delle rotte e regole sulle nuove tecnologie sono parti dello stesso interesse strategico.

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