La dichiarazione dei quattro Paesi del gruppo R4 — Arabia Saudita, Turchia, Pakistan ed Egitto — risale all’11 ottobre ed è stata riportata da Reuters il 12. Condanna gli attacchi all’aeroporto di Riyadh e sostiene le misure legittime saudite di difesa. La solidarietà diplomatica non dimostra un impegno comune in operazioni offensive. Il comunicato separato della Turchia dell’11 ottobre ribadisce condanna e sostegno alla sovranità saudita.

Reuters riferisce tredici morti e oltre trecento feriti per l’attacco del 10 ottobre, e una vittima con quasi dodici feriti per quello dell’11 ottobre. Sono bilanci riferiti a giornate diverse, che qui non vengono sommati in un totale consolidato. Rettifica del bilancio del 10 ottobre: il precedente riferimento a dodici morti è superato dal successivo resoconto Reuters, che ne indica tredici.

La coalizione saudita riferisce dodici morti nel raid del 10 ottobre sul terminal passeggeri dell’aeroporto King Khalid di Riyadh, secondo Associated Press. L’ambasciata indiana segnala l’11 ottobre un ulteriore decesso per le ferite riportate: AP indica che potrebbe portare il totale a tredici. Il bilancio consolidato resta incerto. Un nuovo attacco l’11 ottobre ha causato feriti, secondo le autorità saudite; gli Houthi rivendicano i raid.

La posizione italiana

Il dato di tre morti comunicato dall’autorità saudita per l’aviazione civile riguardava invece gli attacchi dell’8 ottobre all’aeroporto e a un aereo Saudia. Associated Press lo ha riportato il 9 ottobre: fra le vittime figura un pilota. È un evento distinto dal raid del 10 ottobre; i due conteggi non descrivono lo stesso attacco.

Contesto e implicazioni

La riapertura annunciata dopo i precedenti attacchi non descrive la situazione successiva. Nel resoconto AP dell’11 ottobre l’aeroporto risulta chiuso dal nuovo raid del 10 ottobre. I collegamenti dipendono inoltre dalle decisioni dei singoli vettori: chi viaggia deve consultare gli avvisi della compagnia e lo stato del proprio volo.

Il 9 ottobre Antonio Tajani ha condannato gli attacchi alle infrastrutture civili saudite e manifestato solidarietà al Regno. Nel comunicato della Farnesina il ministro collega la stabilità regionale alla libertà della navigazione nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb. Roma sostiene inoltre l’inviato ONU per lo Yemen Hans Grundberg e la ripresa del processo politico, con protezione dei civili yemeniti.

Aeroporti e rotte commerciali espongono la crisi a conseguenze oltre il campo di battaglia. Riyadh è un nodo aereo; Bab el-Mandeb collega Mar Rosso e Golfo di Aden. Minacce in aree diverse possono aumentare insieme l’incertezza logistica, ma un attacco allo scalo non dimostra una chiusura dello stretto o una decisione italiana di intervento militare.

Restano incerti il bilancio consolidato delle vittime e l’evoluzione delle restrizioni ai collegamenti aerei. Le dichiarazioni saudite, la comunicazione dell’ambasciata indiana e le rivendicazioni degli Houthi hanno contenuti e fonti differenti. Non dimostrano una chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb né l’avvio di un nuovo intervento militare italiano o statunitense.

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