La disponibilità delle imprese
Le imprese della raffinazione attive in Italia hanno comunicato ai ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin la disponibilità a esaminare possibili aumenti di produzione. Il Mimit lo ha reso noto l’8 ottobre, dopo un tavolo convocato sulla sicurezza degli approvvigionamenti. La verifica dovrà essere condotta impianto per impianto, tenendo conto di caratteristiche operative, vincoli ambientali e norme vigenti. La disponibilità a valutare non è un annuncio di nuovi volumi, né un via libera ad ampliare la capacità di una raffineria specifica.
Unem, che rappresenta le principali imprese del comparto, ritiene che ulteriori margini potrebbero dipendere anche da eventuali modifiche europee alle specifiche tecniche dei prodotti, purché sostenibili sotto il profilo tecnico e ambientale. È una proposta condizionata, non una modifica regolatoria già adottata dall’UE.
Capacità e vincoli
Il Mimit riferisce una capacità di raffinazione nazionale di circa 83,3 milioni di tonnellate l’anno. Secondo le stime Unem citate dal ministero, l’utilizzo medio nel 2026 è stato vicino all’80%, con un picco dell’86% in agosto. La differenza aritmetica rispetto al pieno utilizzo non corrisponde automaticamente a una riserva subito disponibile: qualità dei greggi, configurazione degli impianti, manutenzione e composizione della domanda possono limitare i margini reali.
Per benzina e gasolio il sistema italiano è descritto dal ministero come in grado di soddisfare i consumi interni. Per il carburante aereo permane invece un deficit produttivo, nonostante un aumento della produzione di circa il 30% nel 2026. Non è indicata nel comunicato una quantità assoluta del deficit: presentare quel 30% come autosufficienza raggiunta sarebbe scorretto.
Perché conta per l’Italia
La capacità di raffinazione è un elemento della sicurezza energetica in una fase di tensioni sulle rotte e sui prezzi. Per l’Italia conta soprattutto sapere quale prodotto può essere ottenuto in più, in quali tempi e con quali condizioni. Il jet fuel mostra che una capacità nazionale ampia nel complesso non elimina vulnerabilità su singoli carburanti strategici per trasporto aereo, logistica e difesa.



