Il tetto volontario ai prezzi dei carburanti ha superato la metà della rete nazionale monitorata. Alle 8 del 3 ottobre risultavano 10.413 impianti con benzina sotto i 2 euro al litro, su 20.141 rilevati, e 10.519 con gasolio sotto i 2,20 euro, su 20.147.

La campagna è partita da Enilive, che dal 28 settembre ha fissato nelle stazioni aderenti un massimo di 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. In seguito hanno aderito IP-Socar, Q8 e Tamoil, ampliando rapidamente la copertura nazionale. Il Mimit indica prezzi medi sulla rete stradale scesi a 2,052 euro per la benzina e 2,247 per il gasolio.

Il dato fotografa un’adesione superiore alle attese, ma non equivale a un tetto amministrativo generalizzato. Le soglie dipendono dalla partecipazione degli operatori e dalla durata degli impegni commerciali. Per valutare l’effetto reale servirà confrontare l’andamento dei prezzi con quello delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, dei costi logistici e della fiscalità.

La pressione sull’energia resta elevata e il diesel conserva un peso decisivo per autotrasporto, agricoltura, pesca e produzione. Eni ha esteso dal 2 ottobre una riduzione del 20% anche ai carburanti destinati agli usi agricoli e alla pesca, fino alla fine del mese, con possibile proroga.

Effetti sull’Italia

Una riduzione stabile alla pompa può frenare il trasferimento dei costi energetici su trasporti e beni alimentari. Il beneficio, tuttavia, dipenderà dalla durata della misura e dalla capacità di mantenerla anche in presenza di nuovi shock sul greggio, sui prodotti raffinati o sulle rotte marittime.

I punti da seguire sono la quota di rete aderente, la differenza tra prezzo medio e soglia massima, le scadenze dei programmi e l’andamento del gasolio. I dati degli impianti sono confermati; l’effetto futuro sull’inflazione resta una previsione.

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