La candidatura formale

Gli Emirati Arabi Uniti hanno presentato il 21 ottobre la candidatura di Lana Zaki Nusseibeh a segretaria generale delle Nazioni Unite. La nomina formale è registrata in una lettera congiunta dei presidenti dell’Assemblea generale e del Consiglio di Sicurezza. Nusseibeh, ministra di Stato e già rappresentante permanente emiratina all’ONU dal 2013 al 2024, ha preso un congedo dal ministero degli Esteri per la campagna.

Come viene scelto il segretario generale

La sua entrata modifica una corsa priva finora di un favorito netto. Tutti e sei i membri del Consiglio di cooperazione del Golfo la sostengono. Se scelta, sarebbe la prima donna alla guida dell’ONU. Il successore di António Guterres deve essere raccomandato dal Consiglio di Sicurezza e poi nominato dall’Assemblea generale: il passaggio decisivo dipende quindi anche dall’assenza di un veto dei cinque membri permanenti.

Il profilo diplomatico

Il profilo combina esperienza multilaterale, rapporti con Israele dopo gli Accordi di Abramo e attività sugli aiuti a Gaza. Nusseibeh propone di ricostruire la fiducia nell’ONU, usare diplomazia discreta per prevenire escalation e creare cooperazione pratica sull’intelligenza artificiale. Il 27 ottobre dovrà rispondere alle domande degli Stati membri nell’ambito della procedura pubblica di selezione.

Il dossier Sudan

Il punto più controverso è il Sudan. Organizzazioni per i diritti umani, governi e ricercatori hanno accusato gli Emirati di sostenere le Forze di supporto rapido, responsabili di gravi atrocità; Abu Dhabi nega. Il Sudan aveva portato il caso davanti alla Corte internazionale di giustizia, mentre critici della candidatura sostengono che Nusseibeh, interlocutrice emiratina sul dossier, debba rispondere del possibile conflitto tra il ruolo del suo governo e la funzione di tutela dei civili affidata al segretario generale.

Accuse e responsabilità

Le accuse non equivalgono a una decisione giudiziaria sulla responsabilità personale della candidata. Vanno inoltre separate dalla valutazione delle sue posizioni diplomatiche. Tuttavia il segretario generale deve conservare credibilità fra governi in guerra, operatori umanitari e membri permanenti del Consiglio: il modo in cui Nusseibeh affronterà le domande sul Sudan sarà una prova politica centrale.

Perché conta per l’Italia

Per l’Italia la scelta riguarda un’istituzione nella quale Roma sostiene multilateralismo, riforma del Consiglio di Sicurezza, Mediterraneo e operazioni di pace. Un vertice ONU proveniente dal Golfo potrebbe dare maggiore attenzione alle crisi regionali, ma anche accentuare la competizione sulle alleanze. Da monitorare: audizione del 27 ottobre, posizione dei cinque membri permanenti, sostegno europeo e risposta documentata della candidata sul Sudan.

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