Il colloquio di Roma

L’incontro tra i ministri degli Esteri italiano e iracheno ha posto al centro il contrasto a Daesh e il rafforzamento delle istituzioni di Baghdad. La Farnesina riferisce che Tajani ha sostenuto il monopolio statale dell’uso della forza nel quadro successivo al ritiro delle forze dell’Operazione Inherent Resolve. Il comunicato del 15 ottobre richiama anche la recente riunione romana della Coalizione globale anti-Daesh.

Sul piano economico, il ministero indica un interscambio bilaterale di 2,3 miliardi di euro nel 2025. Accanto all’energia figurano infrastrutture, gestione idrica, agroindustria, sanità e macchinari. Sono ambiti di collaborazione: non il valore di nuovi contratti sottoscritti durante il colloquio.

Due corridoi da non confondere

La Farnesina menziona Iraq Development Road e IMEC come opportunità di connettività regionale. Il riferimento politico a entrambi non li trasforma in un’unica opera né dimostra che siano già operativi. Per valutarne l’utilità occorre seguire finanziamenti, collegamenti effettivi, condizioni di sicurezza e accordi tra i Paesi attraversati.

Perché conta per l’Italia

La lettura geopolitica è che Roma stia cercando di tenere insieme due esigenze: evitare che il confronto militare nel Golfo destabilizzi ulteriormente Baghdad e conservare spazi economici in un Paese che richiede infrastrutture e capacità industriali. Sicurezza e investimenti non sono dossier separati: un progetto tecnicamente valido può restare fermo se mancano continuità amministrativa e protezione delle attività.

Il dialogo italiano comprende anche la cooperazione e il patrimonio culturale. Il MAECI segnala diciotto missioni archeologiche cofinanziate nel 2026. Questa presenza offre relazioni di lungo periodo, ma non sostituisce le scelte economiche e di sicurezza delle autorità irachene.

Che cosa osservare

I prossimi indicatori saranno iniziative economiche con copertura finanziaria, nuovi programmi di cooperazione e sviluppi della sicurezza regionale. Il colloquio conferma una priorità diplomatica; non annuncia una nuova operazione militare italiana né un accordo capace, da solo, di fermare la crisi del Golfo.

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