La ripresa e la ricostruzione di Gaza richiederanno almeno 71,5 miliardi di dollari, secondo il nuovo rapporto di UN Trade and Development. La cifra è destinata a salire se i danni continueranno ad accumularsi.

UNCTAD stima che il 92% delle attività economiche sia stato danneggiato o distrutto. Oltre il 90% della popolazione in età lavorativa risulta senza occupazione e la produzione pro capite è crollata a una frazione dei livelli precedenti alla guerra.

Il costo non riguarda soltanto abitazioni e infrastrutture: comprende reti idriche ed elettriche, scuole, ospedali, imprese, sistema bancario e capacità amministrativa. Senza accesso stabile ai materiali e senza sicurezza, anche finanziamenti molto elevati non garantirebbero una ricostruzione rapida.

La stima è un esercizio economico dell’ONU, non un piano finanziario già coperto. Restano da definire governance, fonti dei fondi, tempi e soggetti incaricati, oltre al quadro politico che dovrà amministrare Gaza.

Perché conta per l’Italia: Roma può contribuire attraverso UE, cooperazione allo sviluppo, protezione civile e imprese infrastrutturali. La ricostruzione influenzerà inoltre stabilità mediterranea, flussi migratori e rapporti con i partner arabi.

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