Il 3 ottobre 2026 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato l'assegnazione dell'intera dotazione di 1,55 miliardi di euro del Fondo idrico PNRR. Il ministero indica 59 interventi distribuiti in 17 regioni e attribuisce il completamento della procedura al lavoro svolto con Invitalia, soggetto gestore, in meno di quattro mesi. Secondo i dati comunicati, circa 830 milioni di euro vanno al Sud: il 53% del totale, superiore alla quota minima del 40% prevista dal Piano.
L'annuncio riguarda il finanziamento delle opere, un passaggio amministrativo decisivo ma diverso dall'apertura o dalla conclusione dei cantieri. Per capire quando il beneficio raggiungerà cittadini, imprese e agricoltura serviranno l'elenco dei singoli progetti, i cronoprogrammi, le gare, l'avanzamento fisico e i collaudi. Senza questi elementi non è corretto presentare i 59 interventi come già realizzati.
L'infrastruttura idrica ha una rilevanza strategica che supera il servizio locale. Continuità dell'approvvigionamento, capacità di accumulo, riduzione delle perdite e resistenza a periodi di siccità incidono sulla produttività agricola, sulle attività industriali e sulla qualità della vita. Il peso attribuito al Mezzogiorno risponde alla necessità di rafforzare territori nei quali disponibilità e gestione dell'acqua sono un vincolo strutturale; l'efficacia concreta dipenderà però dai progetti selezionati e dalla loro esecuzione.
Le ricadute per l’Italia
Il Fondo trasforma risorse programmate in assegnazioni. È un avanzamento verificabile, ma l'indicatore decisivo sarà quante opere entreranno in funzione e con quali risultati. Un monitoraggio utile dovrebbe seguire per ogni intervento territorio, importo, tempi, stato dei lavori e benefici misurati. Solo così si potrà giudicare se la spesa rafforza davvero la sicurezza idrica nazionale.


