Oliver Blume, amministratore delegato di Volkswagen, sostiene regole che valorizzino la produzione e l’occupazione in Europa. Il confronto “For Europe” organizzato dal gruppo a Parigi l’11 ottobre collega la trasformazione aziendale alle condizioni industriali e politiche del continente. È una posizione dell’impresa, non una decisione legislativa.

La Commissione europea ha presentato il 4 marzo l’Industrial Accelerator Act. La proposta introduce requisiti di produzione europea e/o basse emissioni per appalti e programmi di sostegno pubblico in settori strategici, fra cui l’automotive. Il perimetro riguarda l’uso di risorse pubbliche: non equivale a vietare tutte le importazioni di automobili.

La Commissione prevede anche reciprocità nell’accesso agli appalti, semplificazione dei permessi e maggiore valore generato dagli investimenti esteri. La proposta va distinta dalle regole già operative e dall’intesa commerciale sulle ibride cinesi.

Per la filiera italiana conta come saranno definiti contenuto europeo, requisiti dei prodotti e accesso agli incentivi. La lettura editoriale è che la provenienza della produzione diventa parte della politica industriale. Il sostegno di un grande gruppo non risolve da solo i dettagli legislativi né garantisce benefici uniformi a tutti i fornitori.

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