La firma di Hanoi
Vietnam e i quattro Stati dell’Associazione europea di libero scambio — Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein — hanno firmato domenica 18 ottobre ad Hanoi un accordo di libero scambio negoziato per quattordici anni. La cerimonia si è svolta alla presenza del segretario generale e presidente vietnamita To Lam. Il governo di Hanoi conferma che l’intesa è stata sottoscritta; l’entrata in vigore dipenderà ora dai passaggi di ratifica previsti dalle parti.
Che cosa contiene l’intesa
I negoziati, iniziati nel 2012 e conclusi tecnicamente nel luglio 2026, hanno richiesto ventuno tornate formali. Il testo comprende riduzione o eliminazione dei dazi, regole di origine, investimenti, proprietà intellettuale, concorrenza, misure di difesa commerciale, appalti pubblici e sviluppo sostenibile. Firma e applicazione non vanno confuse: calendari tariffari e obblighi diventeranno operativi secondo le procedure previste dall’accordo.
La diversificazione strategica
La rilevanza geopolitica è la diversificazione. Per gli Stati EFTA, il Vietnam offre un mercato di oltre cento milioni di abitanti e un punto d’accesso alle filiere dell’ASEAN. Per Hanoi, l’accordo amplia la rete di partner europei in una fase segnata da dazi, competizione tra Stati Uniti e Cina e ricerca di catene di fornitura meno concentrate.
L’interesse per Italia ed Europa
L’EFTA non è l’Unione europea e l’accordo non modifica direttamente la politica commerciale comune dell’UE. L’Italia non è quindi parte del trattato. L’interesse italiano è indiretto ma concreto: imprese svizzere e norvegesi potranno disporre di condizioni preferenziali in un mercato dove operano anche aziende italiane, mentre nuovi flussi logistici possono influenzare porti, componentistica e concorrenza nelle catene europee.
Che cosa monitorare
Da monitorare sono le ratifiche, la pubblicazione dei calendari tariffari, le regole di origine applicabili e i settori che riceveranno i vantaggi maggiori. Contano anche i dossier politici: la Norvegia ha annunciato che solleverà con Hanoi la detenzione di un proprio cittadino. L’accordo dimostra che la cooperazione commerciale può avanzare durante tensioni diplomatiche, ma non cancella automaticamente le controversie su diritti e sicurezza.



