Il 28 settembre, a Bruxelles, il Consiglio Affari esteri in formato Difesa ha discusso le possibili risposte europee agli attacchi ibridi. Nel resoconto ufficiale compare il protocollo di sicurezza d’emergenza annunciato di recente: l’idea è coordinare rapidamente i governi quando un incidente grave, come un sabotaggio o un attacco informatico, non raggiunge la soglia di un’aggressione armata. Il confronto deve tenere conto degli strumenti dell’Unione e del coordinamento con la NATO.

Kaja Kallas ha presieduto la riunione. La proposta prende forma mentre le autorità europee segnalano una crescente pressione sulle infrastrutture e sulle società del continente. L’attribuzione di ogni singolo episodio, però, richiede prove specifiche: la preoccupazione per le operazioni russe non equivale a una prova pubblica della responsabilità di Mosca in tutti i casi.

Il dossier si intreccia con il sostegno militare all’Ucraina. Il Consiglio ha esaminato difesa aerea, missione di addestramento, industria della difesa e flotta ombra russa. La questione politica aperta è definire chi possa attivare il protocollo, quali informazioni condividere e quali misure seguano alla consultazione. Non risulta una decisione definitiva sul nuovo meccanismo dalla pagina dei risultati del vertice.

Porti, reti energetiche, telecomunicazioni e infrastrutture digitali italiane sono esposte a rischi transfrontalieri. Una procedura comune potrebbe accelerare scambio di informazioni e risposta, ma costi, competenze e rapporto con NATO andrebbero chiariti prima dell’adozione.

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