Il voto e il rinvio
Il Parlamento europeo ha votato il 22 ottobre a favore di un rinvio di tre anni degli obblighi sulle emissioni di metano legati alle importazioni di petrolio e gas. L’orientamento è più ampio dell’ipotesi di un anno discussa nelle settimane precedenti. Anche l’Italia aveva sostenuto un differimento più lungo, nel confronto sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
Che cosa riguarda il regolamento
La norma europea sul metano, adottata nel 2024, distingue le attività energetiche interne dagli obblighi sulle forniture provenienti da Paesi terzi. Per le importazioni il nodo è la misurazione, rendicontazione e verifica delle emissioni lungo la produzione. Non si tratta semplicemente del metano consumato nelle case: il regolamento riguarda le perdite di un gas serra nella filiera energetica.
Prima della revisione, alcuni requisiti sulle importazioni erano previsti dal gennaio 2027. Il dibattito riguarda la possibilità per produttori, importatori e autorità di attrezzarsi senza compromettere le consegne. Gli Stati Uniti, importanti fornitori di gas naturale liquefatto all’Europa, hanno contestato il peso operativo degli adempimenti.
Forniture energetiche e riduzione delle emissioni
La scelta mette a confronto due esigenze concrete. Da un lato le perdite di metano contribuiscono al riscaldamento globale e possono essere ridotte con rilevazione e manutenzione. Dall’altro, importatori e governi temono che obblighi applicati in una fase di tensione energetica riducano il numero di fornitori pronti a rispettarli nei tempi previsti.
Per l’Italia il dossier investe la diversificazione delle forniture e le condizioni dei contratti energetici. Il rinvio può offrire più tempo per adeguare controlli e documentazione; non garantisce da solo prezzi inferiori o maggiori volumi disponibili. Il voto parlamentare va inoltre distinto dal completamento dell’iter europeo e dalla definizione delle scadenze applicabili a ciascun obbligo.



