Un drone russo ha colpito il complesso dell’Accademia nazionale delle scienze a Kyiv il 28 settembre, provocando un incendio e distruggendo più piani dell’edificio. Nel discorso serale il presidente Volodymyr Zelenskyy ha detto che l’assistente di Volodymyr Horbulin è morto nell’attacco e che lo stesso Horbulin è rimasto ferito. Un altro drone ha raggiunto un edificio ospedaliero della capitale. I numeri delle vittime citati dal presidente — nove morti e oltre ottanta feriti — si riferivano agli attacchi nell’intero Paese fino a quell’ora, non solo all’Accademia.

Zelenskyy ha parlato di oltre 120 droni impiegati durante la giornata, circa 90 dei quali a propulsione a getto. Sono dati comunicati dalla parte ucraina e suscettibili di aggiornamento. La velocità dei nuovi vettori comprime i tempi di individuazione e intercettazione, aumentando la pressione sulle difese delle città. Il colpo all’Accademia mostra inoltre che la guerra investe istituzioni scientifiche e personale civile oltre agli obiettivi militari.

Il quadro impone cautela nel confrontare i bollettini successivi: le cifre possono cambiare mentre continuano ricerca, soccorsi e verifiche. Il dato certo nella comunicazione presidenziale è il danneggiamento dell’Accademia; per un bilancio definitivo serve una fonte aggiornata delle autorità locali.

Roma partecipa al sostegno alla difesa aerea ucraina e alla ricostruzione. Attacchi a strutture civili e scientifiche incidono sulle priorità degli aiuti, sulla protezione delle persone e sui costi futuri di ripristino.

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