LA RIPRESA DEL 23 OTTOBRE
Il 23 ottobre la rimozione dei presìdi in Campania riapre i collegamenti stradali per i rifornimenti. Per Ischia e Procida resta però una fase di ripresa graduale, con variazioni marittime e limitazioni dei servizi locali ancora segnalate. Il quadro del giorno successivo è trattato nell’approfondimento sui trasporti e gli approvvigionamenti; il video e la cronaca che seguono documentano la situazione del 22 ottobre.
GLI IMBARCHI DEL 22 OTTOBRE
Il 22 ottobre la crisi dei carburanti si traduce in attese e incertezza per chi deve raggiungere Ischia. A Calata Porta di Massa, nel porto di Napoli, il video documenta una lunga fila di persone in attesa dell’imbarco. La concentrazione dei passeggeri sui traghetti ancora disponibili rende più difficile il rientro sulle isole mentre i collegamenti veloci subiscono cancellazioni.
Il 22 ottobre il tabellone Caremar indica cancellato l’aliscafo delle 14:45 dal Molo Beverello verso Procida e Ischia, insieme ad altre partenze pomeridiane. Sullo stesso tabellone il traghetto delle 15:10 da Porta di Massa risulta invece in imbarco. Il quadro è quindi quello di una rete fortemente ridotta e irregolare, con alcune navi ancora operative: non di un’interruzione contemporanea di ogni collegamento con l’isola.
La segnalazione che accompagna le immagini riferisce un’attesa prolungata per la corsa delle 15:10 e indica le 15:45 come orario di partenza, in una situazione aggravata dall’affluenza e dal mare agitato. Le immagini mostrano soprattutto l’accumulo di persone sul piazzale; il ritardo di una singola nave si inserisce in una giornata nella quale cambiare molo o compagnia non garantisce di trovare subito un posto.
Il carburante condiziona i collegamenti
Il Gruppo Lauro ha avvertito che nei porti interessati dalla protesta degli autotrasportatori il rifornimento delle unità navali può non essere regolare. Alilauro, Alilauro Gruson e Alicost hanno annunciato possibili modifiche degli orari e cancellazioni in funzione delle scorte disponibili. Caremar e Medmar avevano già segnalato alle autorità il progressivo esaurimento delle riserve. La difficoltà delle autobotti a raggiungere depositi e scali collega così i blocchi stradali alla riduzione delle partenze via mare.
Per Ischia la continuità delle navi non riguarda soltanto residenti e turisti. I traghetti trasportano veicoli commerciali, alimenti e prodotti indispensabili alla vita quotidiana. Se le merci restano ferme sulle strade della terraferma, il viaggio marittimo diventa un secondo collo di bottiglia: la disponibilità di una nave non basta quando il camion non riesce a raggiungere l’imbarco.
Farmaci e alimenti: la priorità delle consegne
L’allarme si estende alle farmacie: dal 23 ottobre le consegne di medicinali potrebbero interrompersi se non riprendono i rifornimenti. Il rischio riguarda il reintegro dei prodotti, soprattutto quelli da ordinare rapidamente; non significa che tutte le farmacie abbiano già esaurito i medicinali. La tutela delle terapie continuative dipende dalla possibilità di far passare i carichi sanitari lungo l’intera catena, dai grossisti della terraferma ai punti vendita dell’isola.
Anche le forniture alimentari risentono delle consegne discontinue, con maggiore esposizione dei prodotti freschi. Il problema combina tempi di trasporto, conservazione e possibilità di rifornire i negozi. Il carburante ha inoltre una doppia funzione: serve alle navi che collegano Ischia alla terraferma e ai mezzi che distribuiscono le merci dopo lo sbarco. Una ripresa solo parziale lascia quindi irrisolta una parte delle difficoltà.
Il decreto e la situazione in Campania
Sul piano nazionale il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto di sostegno ad autotrasporto, agricoltura e pesca. Le principali sigle coinvolte hanno sospeso la protesta in Sicilia e Calabria, ma in Campania permangono presidi e disagi. Sono previste scorte ai mezzi che trasportano beni essenziali. Per le isole del Golfo, la misura decisiva sarà la ripresa effettiva delle consegne ai depositi, ai porti e alle strutture sanitarie.
Ischia mostra come uno shock energetico possa diventare un problema di continuità territoriale. Il costo del gasolio pesa sulle imprese; le interruzioni logistiche incidono poi sulla disponibilità concreta di trasporti e servizi. In un’isola, navi, autobus, distribuzione alimentare e assistenza sanitaria dipendono da passaggi successivi della stessa rete. Ripristinarne uno solo non equivale a riportare l’intero sistema alla normalità.



