Il nuovo dato di Frontex

Frontex ha comunicato il 19 ottobre che nei primi nove mesi del 2026 gli attraversamenti irregolari rilevati alle frontiere esterne dell’Unione europea sono stati 90.865, quasi un terzo in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il Mediterraneo centrale, rotta che interessa direttamente l’Italia, ha registrato circa 22.500 rilevazioni e il calo più marcato tra i principali itinerari: meno 56 per cento su base annua.

Che cosa cambia rispetto ad agosto

Il dato aggiorna quello dei primi otto mesi, quando Frontex indicava circa 19.400 attraversamenti e una diminuzione del 55 per cento. Tra gennaio e settembre sono quindi state aggiunte all’incirca 3.100 rilevazioni. La flessione resta ampia, ma non consente di parlare di rotta chiusa: il Mediterraneo centrale e quello orientale continuano insieme a rappresentare quasi il 60 per cento degli ingressi irregolari registrati nell’Unione.

Come leggere le cifre

Le cifre vanno interpretate con cautela. Frontex conta le rilevazioni alle frontiere, non persone uniche: lo stesso individuo può essere registrato più volte. I dati sono preliminari e non coincidono con domande d’asilo, rimpatri o presenze complessive. Inoltre la riduzione non è uniforme. Il Mediterraneo occidentale è cresciuto del 26 per cento, fino a circa 18.300 rilevazioni, mentre a settembre gli avvistamenti sulla rotta delle Canarie sono quadruplicati rispetto ad agosto.

Perché conta per l’Italia

Per l’Italia il calo riduce la pressione immediata sugli sbarchi e sull’accoglienza, ma non elimina la capacità delle reti criminali di spostare partenze e punti di transito. La Libia resta la principale area di partenza lungo la rotta centrale. Di conseguenza, cooperazione con i Paesi nordafricani, soccorso in mare, garanzie sui diritti e attuazione del Patto europeo restano dossier separati che non possono essere misurati con un solo indicatore.

Che cosa monitorare

Da monitorare: l’andamento dell’ultimo trimestre, la distribuzione tra partenze da Libia e Tunisia, l’eventuale spostamento verso Creta o la rotta occidentale, i decessi in mare e il rapporto tra rilevazioni, richieste di protezione e rimpatri. Il calo del 56 per cento è un fatto statistico rilevante; attribuirlo a una singola politica richiederebbe dati causali che il comunicato non fornisce.

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