Frontex ha registrato quasi 75.000 attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione europea tra gennaio e agosto 2026, il 35% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato è preliminare e non comprende il movimento su larga scala avvenuto a Ceuta alla fine di luglio.
Il Mediterraneo orientale è rimasto la rotta più attiva, con oltre 24.200 rilevazioni e una diminuzione del 25%. Insieme al Mediterraneo centrale concentra quasi il 60% degli ingressi irregolari nell’UE; il collegamento dalla Libia verso Creta è rimasto particolarmente utilizzato.
Il Mediterraneo occidentale è stata l’unica grande rotta a crescere, con un aumento del 34%. La riduzione complessiva non elimina inoltre il costo umano: secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni citati da Frontex, più di 1.800 persone sono morte nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno.
Perché conta per l’Italia: meno partenze non significano una pressione risolta. La capacità delle reti criminali di spostarsi rapidamente tra Libia, Tunisia, Creta e Mediterraneo occidentale impone all’Italia di unire controllo delle frontiere, soccorso in mare, accordi con i Paesi di origine e una politica europea realmente condivisa.
