Il dato del terzo trimestre
L’economia cinese è cresciuta del 4,5% su base annua nel terzo trimestre del 2026, leggermente sopra il 4,4% atteso dal consenso degli analisti. I dati pubblicati lunedì 19 ottobre mostrano che il rimbalzo dai minimi degli ultimi tre anni è stato sostenuto soprattutto da esportazioni e produzione industriale. Nei primi nove mesi la crescita è stata del 4,6%, mantenendo raggiungibile l’obiettivo governativo compreso tra il 4,5% e il 5%.
Produzione e consumi divergono
La composizione è però più importante del dato principale. A settembre la produzione industriale è aumentata del 5,5%, mentre le vendite al dettaglio sono salite soltanto dell’1,1%. La crisi immobiliare continua a erodere la ricchezza delle famiglie e la debolezza dei consumi alimenta guerre di prezzo, tagli ai costi e occupazione meno stabile. L’Ufficio nazionale di statistica ha definito il risultato dei nove mesi “duramente conquistato” e ha riconosciuto uno sviluppo ancora squilibrato e inadeguato.
Il peso crescente dell’export
Pechino compensa la domanda interna con una presenza sempre più forte sui mercati mondiali. Le esportazioni sono cresciute di oltre un terzo e il Paese è avviato a superare il surplus commerciale record di 1.200 miliardi di dollari registrato l’anno precedente. Auto elettriche, prodotti ad alta tecnologia, case prefabbricate e beni di consumo guadagnano quote, mentre alcune imprese che avevano spostato la produzione all’estero stanno tornando in Cina.
Conseguenze per UE e Italia
Il successo esterno aumenta però le tensioni geopolitiche. L’Unione europea e la Cina hanno già concordato limiti alle esportazioni di auto ibride, mentre Bruxelles valuta ulteriori misure dopo il forte aumento dei disavanzi commerciali di Germania e Francia. Per l’Italia il quadro è doppio: macchinari, moda e beni di fascia alta dipendono dalla domanda cinese, ma manifattura, componentistica e automotive subiscono la pressione di prodotti cinesi competitivi sostenuti da scala e politiche industriali.
Che cosa monitorare
Da monitorare sono le misure a favore dei redditi delle famiglie, l’andamento immobiliare, i nuovi strumenti commerciali europei e la reazione di Washington. Una crescita più sostenuta dai consumi ridurrebbe la necessità di scaricare capacità produttiva sui mercati esteri; se il modello resta centrato sull’export, aumenteranno dispute su dazi, sussidi e accesso al mercato. Il 4,5% conferma la tenuta della Cina, non la soluzione dei suoi squilibri.



