L’avvertimento di Mike Wirth
Il mercato petrolifero ha meno margine per assorbire una nuova interruzione delle forniture. È l’avvertimento di Mike Wirth, presidente e amministratore delegato di Chevron, nell’intervista a Squawk Box Europe di CNBC del 7 ottobre. Il dirigente descrive il progressivo utilizzo delle scorte commerciali, delle riserve strategiche e dei barili rimasti in mare soggetti a sanzioni. Questi cuscinetti hanno consentito al sistema di guadagnare tempo, ma ora sono molto più ridotti. La sua dichiarazione riguarda le disponibilità immagazzinate: non afferma che il petrolio nel sottosuolo sia esaurito, né che tutti i depositi siano vuoti.
Il ruolo degli Stati Uniti
Wirth interviene anche sul dibattito americano relativo a un possibile blocco delle esportazioni di diesel. Secondo il vertice di Chevron, limitare le vendite all’estero sottrarrebbe prodotto al mercato mondiale e metterebbe in discussione l’affidabilità degli Stati Uniti verso alleati e partner. È la posizione di un grande produttore, direttamente interessato alla continuità degli scambi: va letta come valutazione industriale, non come annuncio di una decisione governativa.
Che cosa mostrano le scorte
Il rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia pubblicato il 14 ottobre offre un riscontro distinto sulla consistenza delle scorte. Alla fine di settembre gli inventari petroliferi globali osservati risultavano inferiori di 509 milioni di barili rispetto alla fine di febbraio. Le scorte a terra erano ai livelli più bassi almeno dal 2016. Il dato descrive un forte consumo delle riserve disponibili, non il loro azzeramento. Nello stesso rapporto l’AIE segnala che la ripresa delle forniture dal Medio Oriente resta fragile e che le tensioni sui distillati potrebbero protrarsi nel 2027. Si tratta di una previsione condizionata dall’evoluzione delle forniture e dei conflitti.
Il rischio lungo la filiera
La distinzione tra greggio e carburanti è decisiva. Avere petrolio disponibile non significa disporre immediatamente del diesel necessario nel luogo in cui viene consumato: servono raffinazione, trasporto e consegne. Nell’analisi geopolitica, il punto vulnerabile è quindi l’intera catena logistica. Un’interruzione temporanea può diventare più costosa quando chi compra dispone di una riserva più piccola. Viceversa, una maggiore regolarità delle consegne permetterebbe di ricostituire gradualmente il margine di sicurezza. Nessuno dei due esiti è automatico.
Perché conta per l’Italia
Per l’Italia il canale concreto è il costo del gasolio impiegato nella distribuzione delle merci e nelle attività produttive. Se il carburante rincara, trasportatori e imprese possono assorbire una parte dell’aumento oppure trasferirla nei prezzi: l’effetto finale dipende dai contratti, dalla concorrenza e dalla durata della tensione. L’allarme di Wirth non consente di prevedere un prezzo preciso alla pompa né dimostra un’imminente carenza italiana. Suggerisce però di osservare insieme disponibilità dei prodotti raffinati, regolarità delle rotte e capacità di ricostituire le scorte. È su questi passaggi che una crisi dell’offerta può trasformarsi in pressione sui costi quotidiani.



