La sesta giornata di protesta

Le proteste studentesche in Albania sono entrate domenica 18 ottobre nel sesto giorno e si sono trasformate nella più grave sfida politica per il primo ministro Edi Rama dal suo ritorno al governo per un quarto mandato. Migliaia di persone si sono radunate davanti al ministero dell’Istruzione a Tirana; gruppi di manifestanti hanno lanciato pietre, mentre la polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma.

Dalle rivendicazioni studentesche alla crisi politica

La mobilitazione è nata dalla protesta contro corruzione percepita, disoccupazione e qualità dell’istruzione, ma si è estesa ad altre città e alla richiesta di dimissioni del governo. Nei giorni precedenti sono stati incendiati edifici pubblici e banche, danneggiate vetrine e rimossi elementi della pavimentazione. La polizia riferisce 388 persone incriminate e numerosi feriti tra agenti e manifestanti. Questi dati provengono dalle autorità e dovranno essere aggiornati con l’evoluzione dei procedimenti.

La risposta di Rama e dell’Unione europea

Rama respinge l’idea che il governo sia in pericolo e presenta invece la crisi come una minaccia alla missione europea dell’Albania. Il Paese, insieme al Montenegro, guida il gruppo dei Balcani occidentali candidati all’adesione e punta all’ingresso entro il 2030. La Commissione europea ha condannato l’uso della violenza e accolto l’impegno delle autorità a proteggere il diritto di manifestare pacificamente: Bruxelles non ha annunciato la sospensione dei negoziati.

Perché conta per l’Italia

Per l’Italia la stabilità albanese ha un interesse documentato per prossimità adriatica, investimenti, scambi, cooperazione energetica e gestione dei Balcani occidentali. Una crisi prolungata potrebbe rallentare riforme su giustizia e Stato di diritto, indebolire la credibilità dell’allargamento e aprire maggiore spazio a influenze esterne. Non è invece dimostrato che le proteste produrranno automaticamente un cambio di governo o un blocco formale del percorso europeo.

Che cosa monitorare

Da monitorare sono l’eventuale apertura di un dialogo con gli studenti, il comportamento delle forze di sicurezza, l’indipendenza delle indagini sugli episodi violenti e le valutazioni della Commissione europea. Servirà distinguere le rivendicazioni civili dalle accuse del premier su non precisati interessi stranieri e su un presunto tentativo di attacco con drone al suo ufficio, per il quale non sono state presentate pubblicamente prove conclusive.

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