L’attacco e il nuovo elemento

Un attacco con drone al mercato di Amiet, nella regione contesa di Abyei tra Sudan e Sud Sudan, ha ucciso oltre 150 persone secondo le autorità locali citate da Reuters. Le esplosioni del 19 ottobre hanno colpito negozi, depositi e autocisterne. Il nuovo elemento emerso il 23 ottobre è la ricostruzione della funzione economica del mercato: cinque diplomatici e analisti lo descrivono come parte di una rete di carburante utilizzata dalle Forze di supporto rapido sudanesi, le RSF.

La rete del carburante

Secondo queste fonti, grandi quantità di combustibile importate in Sud Sudan raggiungono Abyei e vengono poi raccolte da reti collegate alle RSF, per essere trasferite in carichi più piccoli verso Kordofan e Darfur. Il presidente della camera di commercio locale ha confermato che il mercato viene usato dalle RSF per rifornirsi, pur sostenendo che non vi fossero combattenti presenti al momento dell’attacco. Dieci autocisterne sarebbero state distrutte.

Attribuzione contestata

L’attribuzione resta controversa. Un responsabile provvisorio dell’informazione di Abyei aveva accusato l’esercito sudanese e Juba aveva convocato l’ambasciatore di Khartoum. Il governo sudanese nega ogni coinvolgimento. Il 23 ottobre la portavoce del ministero degli Esteri sudsudanese ha dichiarato che circostanze e responsabilità non sono state ancora stabilite; il governo parallelo guidato dalle RSF chiede un’indagine ONU.

Il ruolo di Abyei

La presenza delle RSF nella regione non nasce dal solo racconto di fonti anonime. La missione ONU UNISFA ha già segnalato posti di controllo delle forze paramilitari e un aumento dell’insicurezza. Circa 25.000 persone, secondo operatori umanitari ONU, hanno cercato rifugio ad Abyei dall’inizio della guerra sudanese nel 2023. Colpire un nodo commerciale in un territorio disputato estende quindi il conflitto oltre i fronti riconosciuti.

Perché conta per l’Italia

Per l’Italia il collegamento è indiretto ma documentabile. Roma e l’Unione europea finanziano assistenza umanitaria nella regione e temono nuove fughe lungo rotte che possono confluire verso il Nord Africa. La ricostruzione mostra inoltre che sanzioni e controlli sui belligeranti sono inefficaci se non raggiungono carburante, trasportatori e intermediari transfrontalieri. Non risultano cittadini o imprese italiane coinvolti.

Che cosa monitorare

Da monitorare: un’indagine indipendente sull’attacco, l’identificazione dell’operatore del drone, le misure di Juba contro i transiti di carburante, la protezione dei mercati civili e la risposta di UNISFA. Il bilancio locale e l’esistenza della rete di rifornimento sono sostenuti da più fonti; l’autore del raid e la presenza di obiettivi militari in quel momento non sono accertati.

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