Xi Jinping è tornato in Egitto per la prima volta in dieci anni, aprendo con Abdel Fattah al-Sisi una nuova fase della partnership tra Pechino e il Cairo. La visita coincide con i settant'anni delle relazioni diplomatiche e arriva mentre la guerra con l'Iran e le interruzioni marittime stanno ridisegnando gli equilibri regionali.
Il presidente cinese ha invitato i due Paesi a opporsi congiuntamente all'unilateralismo e agli atti di prepotenza, proponendo una cooperazione capace di incidere sulla governance globale. Il messaggio consente alla Cina di presentarsi come potenza stabilizzatrice e come partner meno condizionante rispetto agli Stati Uniti.
Per l'Egitto, il rapporto con Pechino è uno strumento di equilibrio strategico. Il Cairo resta un alleato militare centrale di Washington, ma cerca investimenti, tecnologia e margini diplomatici diversificando le proprie relazioni con Cina, Russia, Europa e Paesi emergenti.
Gli investimenti cinesi in Egitto hanno superato i dieci miliardi di dollari e comprendono aree industriali, trasporti, energia verde e infrastrutture. La cooperazione si estende a semiconduttori, metalli critici, valute locali e sicurezza, mentre le recenti esercitazioni aeree hanno mostrato anche una crescente componente militare.
Il Canale di Suez è il fulcro geografico dell'intesa. Con i traffici energetici attraverso Hormuz fortemente disturbati, la rotta egiziana acquista ancora più importanza per il commercio cinese con Europa, Africa e Mediterraneo. Rafforzare il rapporto con chi controlla quel passaggio significa proteggere una delle arterie essenziali dell'economia di Pechino.
La visita non sostituisce l'influenza americana in Medio Oriente, ma segnala che l'ordine regionale è diventato più competitivo. La Cina avanza attraverso investimenti, diplomazia e cooperazione militare selettiva; l'Egitto usa questa presenza per aumentare il proprio valore negoziale e ridurre la dipendenza da un solo partner.
