Steve Witkoff e Jared Kushner hanno riaperto il canale diretto tra Washington, Mosca e Kiev. Dopo un lungo incontro al Cremlino con Vladimir Putin, i due emissari americani si spostano nella capitale ucraina per riferire a Volodymyr Zelensky e verificare se esistano margini concreti per una nuova fase negoziale.
Il colloquio a Mosca è stato descritto dal Cremlino come utile, ma non ha prodotto un accordo annunciato. Le parti avrebbero discusso idee per una possibile composizione del conflitto, senza superare le divergenze su territorio, garanzie di sicurezza, cessate il fuoco e futuro rapporto dell'Ucraina con l'Occidente.
La missione americana si svolge mentre la guerra continua senza una vera pausa operativa. Nelle stesse ore, Russia e Ucraina hanno proseguito gli attacchi con droni e missili, ricordando che la diplomazia corre parallelamente a una pressione militare destinata a condizionare ogni concessione al tavolo.
Per Washington il valore della missione sta anche nel mantenere un canale personale con entrambi i leader. La Casa Bianca cerca di capire quali richieste siano negoziabili e quali rappresentino, almeno per ora, linee rosse che rendono impossibile una soluzione rapida.
Kiev teme che un negoziato troppo concentrato sulla fine immediata dei combattimenti possa cristallizzare i vantaggi territoriali russi. Mosca, al contrario, vuole che qualsiasi intesa riconosca i nuovi rapporti di forza e limiti la capacità dell'Ucraina di riavvicinarsi militarmente alla NATO.
Il passaggio degli emissari da Mosca a Kiev non equivale quindi a una svolta, ma segnala che il canale negoziale è ancora aperto. La possibilità di un accordo dipenderà dalla capacità americana di trasformare contatti separati in una formula accettabile per due parti che continuano a considerare la guerra uno strumento della trattativa.