La NATO deve trattare gli attacchi ibridi deliberati contro i propri membri come una minaccia collettiva e non come una semplice successione di incidenti nazionali. Matthew Whitaker, ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Alleanza, ha espresso questa posizione durante una conferenza economica in Italia.
Whitaker ha indicato l'episodio dell'aeroporto di Lipsia-Halle come più preoccupante dei casi in cui droni russi hanno deviato dalla rotta mentre colpivano l'Ucraina. La differenza è nell'intenzionalità: un'operazione organizzata contro un'infrastruttura alleata alza il livello dello scontro sotto la soglia della guerra convenzionale.
L'ambasciatore ha promesso il sostegno di Washington ai Paesi che affrontano simili minacce e ha chiesto agli alleati di restare vigili. La condizione decisiva è la capacità di attribuire con sufficiente certezza l'azione ostile a uno Stato o a una struttura da esso diretta.
La guerra ibrida sfrutta proprio l'incertezza. Sabotaggi, droni, cyberattacchi, disinformazione e pressioni sulle reti energetiche possono produrre danni politici ed economici senza offrire una giustificazione immediata per attivare gli strumenti tradizionali di difesa collettiva.
Il caso tedesco spinge quindi la NATO a chiarire quali conseguenze debbano seguire a un'azione attribuita. Una risposta soltanto nazionale rischia di incoraggiare nuove operazioni; una reazione coordinata può invece aumentare il costo per chi tenta di sfruttare le divisioni interne all'Alleanza.
Le parole di Whitaker non definiscono ancora una nuova dottrina, ma segnalano un cambiamento di tono. La protezione delle infrastrutture critiche sta diventando parte integrante della deterrenza NATO, insieme alla difesa del territorio e dello spazio aereo.
