Le forze statunitensi hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Secondo la versione fornita da un ufficiale americano, unità dei Pasdaran stavano preparando razzi equipaggiati con mine navali, capaci di minacciare una delle rotte energetiche più importanti al mondo.
È la prima azione militare statunitense nota contro l’Iran dalla fine di luglio. Media semiufficiali iraniani hanno riferito esplosioni nell’area, ma la valutazione indipendente dei danni e la ricostruzione completa dell’episodio restano limitate.
Il raid arriva mentre una parte dei vertici militari americani avverte che un impegno prolungato non è sostenibile agli attuali livelli. Secondo il Washington Post, navi, reparti, manutenzione e scorte di intercettori sono sottoposti a una pressione che può ridurre la prontezza statunitense in Europa, Asia e sul territorio nazionale. Il Pentagono ha contestato la rappresentazione di una forza incapace di sostenere le proprie missioni.
Alla pressione militare si aggiunge quella finanziaria. Il Tesoro americano vuole limitare l’accesso al sistema del dollaro delle filiali emiratine di Banque Misr, accusate di aver facilitato transazioni collegate all’Iran. Le autorità degli Emirati e dell’Egitto hanno avviato verifiche coordinate.
Larak mostra il rischio della strategia a doppio binario: colpire obiettivi militari e isolare economicamente Teheran può aumentare il costo imposto all’Iran, ma anche riaprire rapidamente un ciclo di ritorsioni nello Stretto di Hormuz.
