Il Tribunale dell'Unione europea ha respinto il ricorso presentato dall'Ungheria contro la decisione europea di utilizzare i profitti straordinari generati dai beni immobilizzati della banca centrale russa per sostenere l'Ucraina.
La pronuncia non entra nel merito politico della misura: i giudici hanno stabilito che la controversia riguarda una scelta strategica nel campo della politica estera e di sicurezza comune, materia sulla quale la loro giurisdizione è limitata.
Budapest aveva contestato il meccanismo con cui gli interessi maturati presso i depositari europei vengono incanalati verso il sostegno militare e finanziario a Kyiv. Il rigetto lascia operativo l'impianto deciso dagli Stati membri.
La sentenza conferma quanto la gestione degli asset russi sia ormai parte della strategia europea di lungo periodo. Resta però aperto il confronto politico e giuridico sul confine tra congelamento, utilizzo dei profitti e possibile confisca del capitale.
