Budapest ha ordinato a dieci membri della missione russa di lasciare il Paese per attività definite incompatibili con lo status diplomatico previsto dalla Convenzione di Vienna. Il governo non ha reso pubblici ulteriori dettagli sulle condotte contestate.

La vicepremier e ministra degli Esteri Anita Orbán ha precisato che l’espulsione non equivale alla rottura delle relazioni e che il dialogo necessario continuerà nel rispetto delle regole. La portavoce russa Maria Zakharova ha promesso una risposta dura e dolorosa.

Il provvedimento costituisce una svolta per un Paese che durante il lungo governo di Viktor Orbán aveva mantenuto con Mosca rapporti più stretti rispetto alla maggior parte dei partner europei. Il nuovo esecutivo di Péter Magyar sta cercando di ricostruire fiducia con Bruxelles e NATO senza recidere completamente i legami energetici e diplomatici con la Russia.

Le espulsioni riducono lo spazio operativo dell’intelligence russa ma aprono quasi certamente a misure reciproche contro la presenza ungherese a Mosca. La crisi diventa così un test della capacità di Budapest di sostenere un nuovo orientamento occidentale anche quando comporta costi diplomatici concreti.

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