L’Ucraina ha annunciato che un intercettore prodotto nel Paese ha abbattuto un drone russo Shahed dotato di motore a reazione. Il risultato viene considerato un passaggio importante, anche se il sistema necessita ancora di miglioramenti tecnici.

I nuovi Shahed possono superare i quattrocento chilometri orari e sono più difficili da individuare e colpire rispetto alle versioni con elica. Impiegare missili antiaerei costosi contro ogni bersaglio non è sostenibile nel lungo periodo.

Per questo Kyiv punta su droni intercettori guidati, prodotti in grandi quantità e con costi inferiori. Decine di aziende ucraine stanno lavorando a sensori, motori, software e sistemi di comando adattati alla difesa delle città e delle infrastrutture.

La competizione non riguarda soltanto l’efficacia delle singole armi. Conta la capacità di aggiornare rapidamente il software, modificare le tattiche e produrre migliaia di unità prima che l’avversario introduca nuove contromisure.

Le tecnologie sperimentate in Ucraina stanno già orientando la difesa europea. Anche l’Italia dovrà integrare intercettori economici, guerra elettronica e difesa aerea tradizionale per proteggere basi, porti, centrali e infrastrutture critiche.

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