Circa quindici specialisti ucraini di droni starebbero lavorando nel nord del Mali a fianco del Fronte di liberazione dell’Azawad, secondo fonti citate da media ucraini e regionali. Il gruppo addestrerebbe anche combattenti provenienti da altri Paesi del Sahel.

La presenza non è stata confermata in modo indipendente e va presentata come una ricostruzione, non come un dato ufficiale. È però coerente con una strategia già emersa in Africa: colpire reti russe, raccogliere informazioni e mostrare che l’Africa Corps non è invulnerabile.

Per Kyiv il vantaggio sarebbe duplice: costringere Mosca a proteggere uomini e logistica lontano dal fronte europeo e indebolire la reputazione russa come fornitore di sicurezza. Per gli attori locali, invece, il sostegno esterno è uno strumento tattico dentro conflitti che restano autonomi.

Se la competizione russo-ucraina si salda alle guerre di Mali, Sudan e Libia, il Mediterraneo diventa la cerniera logistica di un confronto molto più ampio. Tobruk e le rotte verso il Sahel assumono così un valore che supera i singoli conflitti locali.

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