Diciassette dirigenti di grandi operatori europei, tra cui Orange, Deutsche Telekom e Telefónica, hanno contestato il progetto dell’Unione Europea di rendere vincolante l’esclusione dei fornitori di rete considerati ad alto rischio.

Il confronto riguarda soprattutto Huawei e ZTE. Secondo le stime richiamate dagli operatori, sostituire apparati già installati potrebbe costare tra trenta e quaranta miliardi di euro, sottraendo risorse allo sviluppo della fibra, del 5G e delle future reti 6G.

Bruxelles considera invece la dipendenza tecnologica un problema di sicurezza. Le infrastrutture di telecomunicazione trasportano dati pubblici, industriali e militari; un controllo insufficiente sui fornitori può trasformarsi in una vulnerabilità strategica.

Lo scontro mette in evidenza il prezzo dell’autonomia digitale europea. Ridurre le dipendenze richiede investimenti, tempi realistici e un’industria continentale capace di offrire alternative, altrimenti il costo della sicurezza ricadrà su operatori e utenti.

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